Elogio alla pigrizia

Come essere più produttivi al lavoro

Anni fa mi trovavo a svolgere una delle mie prime esperienze di stage in uno studio di grafica pubblicitaria ed essendo una neolaureata appena arrivata ed ancora inesperta, mi vennero inizialmente “affibiati” tutti quei compiti noiosi e ripetitivi come scontornare, rifilare, ricopiare, allineare e così via.

Durante uno dei primi giorni, un collega mi diede su una chiavetta un centinaio di foto, chiedendomi di aprirle con Photoshop, convertirle in bianco e nero, applicare loro una serie di filtri, per poi salvarle in una determinata cartella. Iniziai a fare il lavoro sospirando: erano più di un centinaio di foto, aprendole una ad una ci avrei messo buona parte della mattinata.

Arrivata alla terza foto mi ero già stufata: possibile che dovessi perdere tutto questo tempo a fare un’operazione così ripetitiva e noiosa? Impiegai il successivo quarto d’ora a cercare su internet una possibile alternativa: scoprii l’elaborazione batch di Photoshop per cui con una piccola programmazione iniziale, il software avrebbe autonomamente aperto le foto, applicato tutti i vari filtri e salvato i file nella cartella di destinazione. Al posto mio.

Ottimo: in poco tempo avevo trovato una soluzione che avrebbe fatto il lavoro per me, più velocemente ed anche in maniera più precisa (non ci sarebbe stato il rischio di “dimenticare” una foto ed i filtri sarebbero stati applicati tutti con la medesima regolazione). Lanciai il programma e nel frattempo andai a prendermi un caffè.

Con questo breve annedoto vorrei spiegare come non sempre la quantità di ore di lavoro corrisponda ad una maggiore produttività (direttori e responsabili: questo post è per voi!). Essere efficienti, lavorare in modo proficuo non implica necessariamente lavorare tante ore, quanto piuttosto lavorare in modo intelligente.

Ecco quindi tre qualità indiscusse dei pigri, da cui prendere spunto, per migliorare la propria produttività e perchè no, avere più spazio per i propri interessi e tempo libero. (non dimentichiamoci oltretutto che le migliori idee vengono sotto la doccia, perciò anche il tempo libero può essere a sua volta molto fruttuoso…)

Disclaimer: per pigrizia intendo quella “produttiva” del “fare in meno tempo”, non quella accidiosa del procrastinatore seriale.

  1. EFFICIENZA

Parte del tempo che le persone passano a svolgere una determinata attività il pigro lo impiega per trovare il modo più veloce e meno faticoso per farla prima. Il tutto si traduce in efficienza: riduzione dei costi e aumento della velocità di realizzazione. Questo però, non vuol dire una riduzione in termini di qualità: il pigro cerca comunque di ottenere il massimo risultato… ma col minimo sforzo. Adottare questa mentalità in ufficio e nella vita di tutti i giorni significa riuscire a raggiungere i propri traguardi con uno sforzo minore.

2. CAPACITA’ DI GESTIONE DEL TEMPO

Un pigro odia perdere tempo, soprattutto in ufficio, in quanto ogni minuto di lavoro è sottratto al suo tempo libero. Per cui in genere è un mago nella organizzazione e gestione del tempo. Ogni minuto è prezioso e non deve andare sprecato. E’ un artista nell’andare subito al sodo e dritto all’obbiettivo.

3. TEAM WORKING

Un pigro troverà sempre il modo per ottenere i risultati desiderati nel minore tempo possibile. Questo a volte vuol dire saper lavorare in squadra, riorganizzare e dividere il lavoro con i collaboratori riconoscendo e sfruttando al massimo le qualità e le competenze di ognuno, anziché impersonare la parte del collega “faccio tutto io” dell’ufficio per poi ritrovarsi a fare le notti in prossimità delle scadenze.

In conclusione: essere un po’ pigri, contrariamente al senso comune, è più positivo di quel che sembra. Riuscire a prendersi delle sane pause, organizzare bene il proprio tempo, dando il giusto valore a se stessi, può aiutare a vivere meglio e, paradossalmente, a raggiungere più facilmente i successi tanto desiderati. D’altronde l’aveva già capito nel 1936 Jacques Leclerq, moralista e sociologo, docente all’Università di Lovanio, quando, accolto nella Libera Accademia del Belgio, pronunciò il suo “Elogio della pigrizia” e con una serie di osservazioni garbate, e qualche punta d’ironia, riuscì a far riflettere gli astanti con osservazioni come: “Avete notato che, per ammirare, occorre fermarsi? E per pensare, pure?”. La bellezza, sembra suggerire Leclerq, ha bisogno di tempo e le scelte della vita, pure.